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Famiglie · Guida pratica

Come parlare con la scuola degli adattamenti: guida per i genitori

Dal team di ZubibookAggiornato a luglio 2026~9 min di lettura

Molte famiglie, dopo aver sospettato o confermato che il figlio ha la dislessia o l'ADHD, si trovano davanti a una domanda che può risultare più difficile della diagnosi stessa: come lo dico alla scuola? Con chi parlo per prima, con l'insegnante o con il referente? E se sembrasse che sto chiedendo troppo, o che sto esagerando?

È del tutto normale sentirsi insicuri davanti a quella prima conversazione. Non serve essere esperti di scuola né conoscere a memoria la normativa per parlare con gli insegnanti: serve soprattutto andarci con calma, con un po' di preparazione e con l'idea chiara che genitori e docenti stanno, in realtà, dalla stessa parte.

Prima dell'incontro: che cosa preparare

Arrivare all'incontro con un po' di preparazione rende la conversazione più concreta e meno astratta, sia per la famiglia sia per il docente. Non si tratta di portare un copione chiuso, ma di avere chiare alcune idee prima di sedersi a parlare.

Annota 2 o 3 esempi concreti osservati a casa. Invece di dire "fa molta fatica a studiare", è più utile descrivere una situazione reale: "ci mette più di un'ora a copiare una consegna breve" o "si alza in continuazione quando deve fare un compito lungo da seduto". Gli esempi concreti aiutano il docente a visualizzare la difficoltà e a collegarla a quello che vede in classe.

Porta qualsiasi relazione o valutazione, se già esiste. Una relazione psicopedagogica, una diagnosi o una valutazione esterna danno alla scuola una base oggettiva su cui lavorare. Se non c'è ancora nessun documento, non è un problema: si può comunque iniziare la conversazione spiegando che c'è un sospetto e che è in corso una valutazione.

Decidi in anticipo 1 o 2 richieste concrete e realistiche. Arrivare con una lunga lista di richieste può sopraffare e bloccare la conversazione. La Fundación CADAH consiglia proprio di pianificare insieme obiettivi realistici, pochi ma raggiungibili, invece di provare ad affrontare tutto al primo incontro. Meglio concordare due cambiamenti concreti e rivederli più avanti che proporne dieci senza che nessuno venga applicato bene.

Durante l'incontro: come impostare la conversazione

Il tono con cui si imposta la conversazione influisce molto su come viene accolta. Presentarla come una collaborazione tra famiglia e scuola, e non come una pretesa né come una lamentela, di solito apre molte più porte che partire sulla difensiva.

L'insegnante di solito non decide da sola quali adattamenti si applicano, quindi impostare l'incontro come un primo passo per cercare insieme il modo migliore di aiutare il bambino, invece che come una trattativa, aiuta tutti a entrarci con la stessa disposizione.

Alcune frasi che possono aprire la conversazione:

"Volevamo parlarvi di una cosa che stiamo osservando a casa, per capire se anche a voi risulta e per pensare insieme a come aiutarlo."
"Non chiediamo che gli si chieda di meno, ma che gli si chieda in un modo che lui possa seguire meglio."
"Che ne dite se proviamo così per qualche settimana e poi vediamo com'è andata?"

Frasi come queste chiariscono che la famiglia non arriva con una pretesa chiusa, ma con la volontà di costruire una soluzione insieme al corpo docente, rivedibile nel tempo.

Illustrazione di una mamma e di una maestra sedute a un tavolo che parlano con calma, con una cartellina di adattamenti scolastici tra loro
Dalla stessa parte, non due schieramenti: famiglia e scuola hanno di solito lo stesso obiettivo. Impostare l'incontro come una collaborazione, con una cartellina di esempi concreti, lo rende molto più facile.

Esempi di adattamenti ragionevoli che si possono chiedere

Non tutti gli adattamenti richiedono una relazione ufficiale né un iter lungo. Molti sono aggiustamenti semplici, a basso costo per la classe, che possono fare una differenza reale nella vita quotidiana del bambino.

Per la dislessia

  • Evitare di copiare consegne lunghe dalla lavagna, consegnandole già scritte o fotocopiate perché lo sforzo vada nel risolvere, non nel trascrivere.
  • Supporto visivo e schemi invece di testi lunghi e fitti, per facilitare la comprensione delle consegne e dei contenuti.
  • Più tempo nelle prove scritte, riconoscendo che leggere e scrivere gli costano più sforzo e più tempo che ai compagni.

Per l'ADHD

  • Dividere i compiti lunghi in passi più piccoli, con indicazioni chiare su che cosa fare in ogni momento, invece di un'unica consegna estesa.
  • Una collocazione in classe che riduca le distrazioni, per esempio vicino all'insegnante o lontano dalla finestra e dai compagni con cui si distrae facilmente.
  • Pause brevi programmate tra un compito e l'altro, che permettano di muoversi un momento prima di riprendere, invece di dover restare seduti senza interruzioni per tutta la lezione.

Dopo l'incontro: mantenere il contatto

Un solo incontro, per quanto vada bene, raramente risolve l'intero percorso. Quello che fa la differenza a medio termine è mantenere una comunicazione continua tra famiglia e scuola, invece di lasciare tutto a un incontro isolato a inizio anno.

Un quaderno di monitoraggio condiviso, anche semplice, o un contatto periodico breve (un biglietto, una mail corta ogni qualche settimana) permettono di adattare quanto concordato in base a come funziona in classe, ed evitano che gli adattamenti restino una promessa che si diluisce col tempo.

Passo successivo

Portare un esempio concreto all'incontro di solito aiuta più che spiegarlo solo a parole. Se a casa avete già usato un quaderno o una scheda di rinforzo che funziona bene per vostro figlio, mostrarlo all'insegnante può far vedere con molta chiarezza che tipo di materiale si adatta al suo modo di lavorare: la dimensione del carattere, la quantità di testo per pagina, il tipo di supporto visivo di cui ha bisogno.

In Zubibook puoi generare quell'esempio in pochi minuti: scegli l'età, la lingua e la difficoltà precisa (dislessia, ADHD o autismo) e ottieni un quaderno in PDF pronto da stampare e da portare al prossimo incontro come punto di partenza della conversazione.

Questo articolo offre informazioni generali e attività di supporto. Zubibook non è un centro sanitario né educativo accreditato: non sostituisce la diagnosi né il monitoraggio di un professionista. Per qualsiasi dubbio sullo sviluppo di un bambino o di una bambina, rivolgiti a uno specialista.

Ricorda: ogni scuola e ogni bambino sono diversi. Queste idee sono un punto di partenza generale e non sostituiscono la valutazione né il monitoraggio di un professionista specializzato.

Porta un quaderno di esempio al prossimo incontro

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